Controllo della filiera e dell’origine

Gli ultimi dati sulla contraffazione agroalimentare parlano di 10 milioni di chili di cibi contraffatti sequestrati nel 2012. La causa di numeri così alti di falsi “Made in Italy” sta nell’altissimo valore aggiunto delle nostre produzioni agroalimentari di qualità e nella crescente domanda da parte dei consumatori, prima di tutto sui mercati esteri. L’esistenza di una domanda così elevata di prodotti italiani è in sé una buona notizia, ma bisogna difendersi contro un articolato armamentario di “falsi”: si passa dall’usurpazione della denominazione (contraffazione del marchio), all’imitazione (prodotto “tipo”…), all’indicazione d’origine falsa (falso made in italy, come il pomodoro made in Italy di provenienza cinese), alle frodi alimentari (olii deodorati, formaggi alla caseina, ecc.).

Qual’è la situazione dello zafferano in questo panorama?

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confezionamento ed etichettatura sono alla base della garanzia di qualità (esempio da non imitare)

Le contraffazioni ed adulterazioni sono estremamente diffuse, dato l’elevatissimo costo del prodotto, che viene di volta in volta mescolato con sostanze estranee, o con prodotto vecchio, o appesantito con umidità o olii o essenze, per arrivare fino a fili di carne secca o polvere di legno di sandalo! Il rischio è più elevato con il prodotto in polvere, ma anche quello in stimmi può essere facilmente “ritoccato”.

A ciò si aggiunge che, malgrado il prezzo elevato, molto spesso il prodotto viene venduto, magari in mercatini o in località turistiche, senza alcuna etichetta di riconoscimento e nessun marchio di garanzia.

La Fondazione Zafferano di Sardegna lavora anche su questo tema, ed ancora una volta lo fa utilizzando lo zafferano come caso di studio ma ben consapevole che le soluzioni individuate troveranno ampia applicazione e ricaduta su innumerevoli altri prodotti.

La soluzione passa attraverso l’uso combinato di vari ingredienti:

  1. un disciplinare di produzione e degli standard di qualità chiari e selettivi
  2. un marchio che permetta di individuare immediatamente il prodotto, apposto su ogni confezione in modo chiaro
  3. un soggetto credibile che garantisca che l’apposizione del marchio è concessa solo se prodotto e produzione rientrano negli standard di qualità e che controlli vengano effettuati
  4. un sistema che consenta di verificare la veridicità del marchio apposto e che questo, o il prodotto che accompagna, non siano stati modificati o falsificati nel percorso dal produttore fino al consumatore finale
  5. un canale diretto, ancorché virtuale,  che unisca il produttore, il garante ed il consumatore finale consentendo controlli incrociati, scambio di informazioni, denunci di eventuali rischi o anomalie

Per il punto 1, esiste sia la DOP che la norma ISO; ciò nonostante la Fondazione ritiene di lavorare ancora sul tema, perché la classificazione ISO della qualità è troppo lasca per correttamente valorizzare i prodotti di altissima eccellenza.

La Fondazione si candida ad essere il soggetto citato al punto 3, ovviamente di concerto con tutti gli organi già esistenti, riferibili al Ministero dell’Agricoltura, che si occupano di DOP.

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sistemi tecnologici di controllo filiera anche per abilitare il contatto diretto produttore consumatore

I punti 4 e 5 diventano invece il focus di interventi da immaginare, progettare e sperimentare, di stampo tecnologico, sui quali la Fondazione lavorerà attivamente, in ottica innovativa. Non si trascuri che il controllo della filiera, mentre da un immediato vantaggio al consumatore che è in grado di verificare cosa è stato a monte del suo acquisto, se realizzato in modo idoneo, può essere anche di inestimabile valore per il produttore che può mantenersi in contatto diretto con il proprio cliente, capendone meglio le esigenze ed indirizzandogli delle campagne marketing puntuali.