Lo Zafferano e lo strano rapporto tra uomini e fiori

Esiste un rapporto d’amore antico tra l’uomo e lo zafferano, pianta conosciuta in latino come Crocos Sativus, al punto che quest’ultimo non può più riprodursi senza il nostro aiuto! perché allora non pensare che le sue proprietà salutari ed antidepressive non siano un modo per lo zafferano per ‘restituire il favore’?

I fiori fanno sempre le persone migliori, più felici e più disponibili; essi sono sole che brilla, cibo e medicine per l’anima.

~ Luther Burbank

Un indizio affascinante di quanto antica sia questa storia d’amore, è che lo zafferano non può riprodursi senza assistenza umana: sterile, incapace di produrre semi vitali, il suo bulbo deve faticosamente essere scavato dalla terra, spezzato in singoli bulbi e poi ripiantato a mano.

Iscrizioni preistoriche vecchie di 50 mila anni, nel nord-ovest dell’Iran, impiegavano già pigmenti a base di zafferano, e questo indica come il rapporto umano con lo zafferano sia  vecchio come il tempo stesso.

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una dea minoica supervisiona l’utilizzo dello zafferano

Che cosa avrebbe ispirato questo rapporto? Che cosa avrebbe spinto antichi agricoltori ed erboristi a perpetuare, ininterrottamente, il ciclo di vita di questa pianta per migliaia di generazioni? Siamo in presenza di un esempio di interdipendenza co-evolutiva?

Ancora oggi ci vuole uno sforzo erculeo per produrre sufficiente zafferano da soddisfare a malapena la domanda globale. Ci vogliono centocinquanta fiori, raccolti a mano, per avere un solo grammo di zafferano secco; non c’è dubbio che la nostra motivazione verso questo primario alleato della nostra salute è potente oggi come lo era mille anni fa.

Ci deve essere qualcosa in più nel desiderio umano di produrre e acquistare zafferano; il suo ruolo come condimento non pare sufficiente. Forse lo zafferano possiede rilevanti proprietà medicinali e o psicoattive, in grado di alleviare la sofferenza umana o migliorarne la condizione, proprietà che stiamo solo ora cominciando a riscoprire attraverso la ricerca scientifica moderna.

Lo Zafferano è alimento farmacologico; tante prove a dimostrazione!

In effetti, l’esame delle pubblicazioni scientifiche rivela che lo zafferano ha più di 40 applicazioni terapeutiche in medicina: prevenzione e / o trattamento di condizioni come la disfunzione erettile, la degenerazione maculare, la malattia di Alzheimer, la depressione  anche clinicamente diagnosticata etc.

In particolare, molti benefici effetti sono in campo psichiatrico, quelli che investono squilibri nella psiche e nell’anima.

I fiori … sono una orgogliosa affermazione che nel mondo la bellezza viene prima di qualsiasi utilità

~ Ralph Waldo Emerson

I fiori incarnano qualcosa di veramente meraviglioso circa il disegno dell’universo, quello che possiamo chiamare il “superfluo intrinseco dell’universo”; come una grande dose inutile, o comunque eccessiva, di bellezza. I fiori ci ricordano che il tessuto della realtà è composto da più di semplici atomi; c’è poesia, abbondanza, ispirazione estetica integrati nella struttura delle cose, fino a quando abbiamo gli occhi e il senso di percepirlo.

Dopo tutto, la riproduzione – soprattutto quella descritta meccanicamente dalla moderna scienza biologica – non ha bisogno di impegno erotico, profumo, tocco, estasi, e di tutte le esperienze sinestetiche associate con l’emozione diretta di fare l’amore; parimenti, non ha bisogno la Natura del colore, del profumo, o delle incantevoli qualità di fiori per assicurarsi il venire  della prossima generazione.

Lo Zafferano è un perfetto esempio di questo ‘eccesso benevolo’, così come lo sono l’intelligenza e la compassione quando cementano le relazioni tra le diverse specie su questo pianeta. Quando è ora di apprezzare l’ordine divino che si ritrova nella rete della vita e nel modo in cui le specie hanno speso centinaia di milioni di anni sostenendosi l’un l’altra, diventa chiaro che anche le proprietà uniche dello zafferano nel migliorare fisico, psiche e spirito degli esseri umani non sono poi così sorprendenti.

Perché abbiamo bisogno di fiori

Nel 2005 uno studio effettuato presso la Rutgers University nel New Jersey, dal titolo “Un approccio ambientale alle emozioni positive: i fiori”, ha rivelato come tutti i soggetti dello studio abbiano tutti risposto con comportamenti ed emozioni positive nel ricevere fiori. Come riassunto dal HortiDaily, lo studio di 10 settimane ha rivelato:

  • I fiori hanno un impatto immediato sulla felicità. Tutti i partecipanti allo studio hanno espresso con un sorriso “vero” ed “eccitato” una straordinaria gioia e gratitudine dopo aver ricevuto fiori. Questa reazione era universale e si è verificata in tutte le età.
  • I fiori hanno un effetto positivo a lungo termine sugli umori; in particolare, i partecipanti allo studio hanno riferito di sentirsi meno depressi, ansiosi e agitati dopo aver ricevuto fiori, e hanno dimostrato un più alto senso di divertimento e soddisfazione di vita.

Il documento stesso fornisce una spiegazione co-evolutiva interessante sul motivo per cui i fiori hanno un così potente effetto sul miglioramento dell’umore:

“La nostra ipotesi è che i fiori ​​rientrino in una nicchia emozionale, in grado di suscitare sensazioni sensoriali ed emozioni umane positive. Le piante da fiore sono così gratificanti per gli esseri umani che, in cambio, i fiori coltivati ​​ricevono influenze che solo gli esseri umani sono in grado di generare. Dimostrazione di tale fenomeno riempie diverse lacune nella letteratura e sostiene il significato di base di come “l’emozione” sia fondamentale per la sopravvivenza, perfino dovesse essere negativa. In conclusione, apre uno spazio di indagine sui rapporti psicologici tra gli esseri umani e le altre specie, attraverso quelle proprietà sensoriali che sono state fino ad ora relativamente trascurate.”

Il documento richiama anche un interessante parallelo tra la co-evoluzione sviluppatasi tra uomo e fiore e quella tra uomo e cane:

“Ipotizziamo che non appena i fiori hanno fatto la loro comparsa nei campi coltivati e cominciato a diversificarsi in una moltitudine di varianti, solo a quelli più piacevoli ed attraenti sia stato permesso di  rimanere, arrivando poi pian piano fino al momento in cui alcuni esseri umani passarono dalla semplice tolleranza (verso specie fino ad allora viste come infestanti) ad un approccio piuttosto orientato a salvare attivamente e seminare i semi. Questo scenario per l’evoluzione dei fiori è molto simile allo scenario che Budiansky (1994) presenta per l’evoluzione dei cani. I fiori potrebbe essere l’equivalente, nel regno vegetale, di quello che sono nel regno animale gli animali di compagnia.

L’evidenza di come lo Zafferano possa sostituire le medicine tradizionali.

Quindi, qual è la prova per sostenere l’idea che i fiori, ed in particolare lo zafferano, elevino lo spirito umano e contribuiscano alla felicità ed al benessere?

C’è una letteratura clinica piuttosto ampia sul ruolo dello zafferano nel trattamento della depressione, e l’insieme dei risultati porta prove piuttosto conclusive: i risultati di studi clinici condotti fino ad oggi indicano che aumentando l’uso di zafferano si ottengono miglioramenti nei sintomi della depressione, in particolare negli adulti anche in presenza di disturbi depressivi importanti.

Inoltre, uno studio sul tema riportato su “Life Extension” rivela che lo zafferano è almeno altrettanto efficace quanto il ben noto e famoso farmaco Prozac per il trattamento di depressione lieve e moderata.

Al termine di 6 settimane di trattamento, dal confronto con campione non trattato lo zafferano è risultato essere efficace almeno come il Prozac nel trattamento della depressione lieve e moderata. Non ci sono state differenze significative nelle reazioni indesiderate.

Come può un fiore fare questo?

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una dose eccessiva di bellezza

Si può ipotizzare che il potere dello zafferano nel sollevare lo spirito umano dimostri la progettazione intelligente insita nel rapporto di co-evoluzione tra alcune specie interdipendenti. Dopo tutto, i mammiferi e le angiosperme (le piante da fiore) che comprendono circa 250.000 specie tra cui la maggior parte delle piante che forniscono al mondo moderno la sua dieta, sono co-evoluti per almeno 200 milioni di anni insieme, diventando alla fine le forme di vita dominanti su questo pianeta. In altre parole, siamo stati progettati per avere bisogno l’uno dell’altro tanto che in assenza dell’altro qualcosa viene a mancare; un pezzo di noi stessi, della nostra psiche, senza il quale non possiamo essere sani e sentirci completi.

Indipendentemente dall’esatta spiegazione tecnica, la moderna ricerca sperimentale e clinica conferma quanto già gli antichi sapevano in merito alle piante medicinali, ed in particolare sullo zafferano nell’alleviare la sofferenza. Considerando che lo zafferano è una pianta utilizzata in cucina, in piena sicurezza in tutto il mondo, e che può essere utilizzata come spezia anche tutti i giorni, sarebbe consigliabile inserirlo nella dieta, e non come elemento d’urto dopo che la depressione si è consolidata con disturbi ormai diagnosticati, bensì  in anticipo, come arma preventiva, godendo ed apprezzando nel frattempo pasti preparati con cura e condivisi.